Stavamo teneramente abbracciati sul letto, completamente nudi.
Dalla finestra aperta della nostra camera entrava un filo d’aria
più appena più fresca, che mitigava, anche se solo parzialmente,
l’afa pesante ed opprimente della notte estiva.
I rumori notturni della città sembravano lontani: qualche auto
di passaggio, un televisore ancora acceso ad un volume impossibile in
uno degli appartamenti del palazzo di fronte, un cane che abbaiava monotono,
lo scorrere dell’acqua di qualcuno sotto la doccia.
Un braccio disteso a circondare le spalle di Elena, mia moglie, le carezzavo
distrattamente con la mano il suo morbido seno sinistro.
Erano carezze delicate, lievi, non ancora accese dal fuoco della passione:
era un lento, quasi indolente sfiorare la sua tenera e calda pelle.
La luce della notte, che rischiarava debolmente la nostra camera da
letto, mi permetteva di intravedere la sua mano, bella e curata, invitante
ed erotica, scorrere piano sulla mia coscia, in un lento e sensuale
avanti e indietro.
Quelli erano momenti che amavamo intensamente.
Sempre, prima di fare l’amore, parlavamo a lungo, tenendoci abbracciati,
stretti uno all’altra, i nostri corpi nudi uniti, toccandoci ed
esplorandoci: ci sentivamo rilassati, lontani da tutto e da tutti, contenti
della nostra intimità e della nostra vita, serena, tranquilla
e pienamente appagante.
Il lavoro, le vacanze che stavano per arrivare dopo
un lungo anno senza pause, gli amici, o magari qualche pettegolezzo
sui nostri vicini di casa.
Qualunque argomento poteva andava bene. perché serviva esclusivamente
a riempire i minuti, a prolungare quegli istanti di totale abbandono,
quei momenti che precedevano lo scatenarsi dei sensi, che ben presto
sarebbe arrivato a soddisfare come sempre i nostri corpi.
- Sai… oggi mi ha telefonato Sophia - mi disse
Elena, contenta, come sempre, di aver avuto notizie della sua amica
più cara.
- Non la sentivo da quasi un mese, ormai. Sta bene, il nuovo lavoro
l’assorbe completamente ed il marito è in Germania per
alcuni convegni. -
Sophia era la migliore amica di mia moglie.
Si era sposata pochi mesi dopo di noi con un ingegnere di Salonicco,
e si era quindi trasferita in quella città, lasciando Atene,
la sua famiglia e tutte le sue amicizie, fra le quali Elena era certamente
la più importante.
Ma le due ragazze, malgrado la sopraggiunta lontananza, avevano continuato
a sentirsi assiduamente al telefono, e a rivedersi ogni volta che ne
capitava l’occasione.
Sophia era venuta, con il marito, un paio di volte a cena a casa nostra:
erano state serate allegre e divertenti e, dal momento che le due donne
avevano sempre mille cose da raccontarsi, Minos (il marito di Sophia)
ed io eravamo diventati buoni amici, abbandonati come eravamo dalle
nostre mogli, tutte prese nei loro discorsi.
Inoltre Sophia era stata testimone al nostro matrimonio, ed Elena lo
era stata al suo.
Insomma, fra le due donne vi era un rapporto molto stretto e confidenziale.
Nei primi tempi in cui eravamo fidanzati, Elena mi aveva fatto alcune
furibonde scenate di gelosia, convinta che a me Sophia piacesse, e non
poco.
E, in tutta onestà, la cosa era abbastanza vera.
Sophia era una ragazza di una bellezza straordinaria,
unica e prorompente.
Non altissima, ma con un seno pieno, divinamente modellato e al tempo
stesso straripante, fianchi morbidi, gambe affusolate, pelle perennemente
abbronzata, di quel colore scuro ma dorato, luminoso e attraente, sicuramente
vellutata come la seta.
Capelli lunghi e neri, occhi scuri in un viso forse un tantino lungo,
ma affascinante come pochi, nasino alla francese che le dava quel qualcosa
di sbarazzino, da renderla estremamente intrigante e seducente.
Ad essere sincero fino in fondo, era stata proprio la sua splendida
pelle a farmi venire, più di una volta, desideri e pensieri non
propriamente rispettosi ed educati nei riguardi di Elena, la donna che
sarebbe diventata mia moglie.
Insomma, senza farvela troppo lunga, Sophia era un vero e proprio schianto.
Intendiamoci.
Mia moglie è altrettanto bella, e non ha certo nulla da invidiare
all’amica: castana con gli occhi verdi, ha un fisico snello ed
asciutto, modellato da anni di palestra, un seno non abbondante ma tonico
e dai capezzoli pronunciati, gambe lunghe sovrastate da un sedere che
sembra dipinto per quanto è perfetto.
Forse, a livello puramente estetico, Elena è anche più
bella di Sophia.
Una bellezza classica, sicuramente.
Ma Sophia, e poche donne hanno questo dono innato, sprigionava una carica
di erotismo e di fascino fortissimi: da lei si irradiava una sensualità
quasi animale, resa ancora più evidente dal fatto che lei non
faceva mai nulla per risultare provocante agli occhi degli uomini.
Era nella sua natura calamitare l’attenzione ed i desideri del
genere maschile.
Elena aveva creduto che, in certe occasioni, io
avessi fatto il cascamorto con la sua amica, scatenando così
le sue furiose scenate di gelosia.
Ma tutto ciò non era assolutamente vero.
Io amavo Elena, amavo solo lei, e non avevo mai pensato, nemmeno per
un attimo, che Sophia potesse essere la donna giusta per me: nel mio
io più profondo sapevo, l’avevo sempre saputo, che era
Elena la ragazza che volevo e con la quale costruire il mio futuro,
e avevo molte volte cercato di spiegarle la cosa.
L’attrazione fisica che, di tanto in tanto, mi era capitato di
provare per Sophia era nata, come dicevo poco fa, da quella sua intrinseca
sensualità, da quel suo modo di essere che inevitabilmente accendeva
il desiderio maschile: quel desiderio, completamente però privo
di amore e sentimenti, di toccarla, di accarezzarle la pelle, di prenderla,
di andare a letto con lei.
Il guardarla, magari al mare, in costume, o anche il solo pensarla in
alcuni momenti, mi faceva provare un lungo brivido carico di erotismo.
Alla fine, Elena aveva capito quali fossero le mie
vere reazioni alla fisicità dirompente dell’amica e, se
proprio non era arrivata a giustificarmi, per lo meno si era andata
tranquillizzando sulle mie reali intenzioni e sui miei veri sentimenti
d’amore.
Quando poi ci eravamo sposati, tutto era andato al suo posto, come è
logico che fosse.
Ma il pensiero di Sophia aveva continuato ad accendere le mie fantasie:
avevo continuato ad immaginare, ogni volta che mi capitava di incontrarla,
come sarebbe stato finire tra le sue braccia, quali sensazioni avrebbero
provato le mie mani nell’accarezzarla, quali giochi erotici avrei
desiderato fare con lei…
Un sogno proibito.
Ecco cos’era Sophia per me.
- Che fa di bello ? - chiesi a mia moglie, godendomi
il contatto con il suo fantastico corpo.
- Non ha grandi novità. Minos tornerà tra una decina di
giorni, e, subito dopo il suo ritorno, vuole che noi due si vada a Salonicco
a trovarli. Potremmo organizzare un week-end lungo: che ne dici ? -
- Certamente. Perché no. Così avrete l’opportunità,
tu e la tua amica, di farvi una bella spettegolata ! Chissà le
cose che avrete da raccontarvi e per quanto tempo starete a confabulare
! - le risposi, ghignando nella penombra.
Le nostre carezze restavano lievi, delicate, quasi impalpabili, come
la poca aria un po’ più fresca che entrava dalla finestra
aperta.
Passarono un paio di minuti prima che Elena tornasse a parlare.
- Pensa se non ci fossimo incontrati: magari ora tu eri con un’altra…
-
- Lo credo bene ! Chissà che donna stupenda mi sarei trovato
! - le dissi, ridendo.
Lei mi dette un pizzicotto sulla coscia e continuò:
- Ti saresti potuto trovare a letto con Sophia, visto l’interesse
che lei ha sempre suscitato in te… -
Il tono della sua voce mi infastidì.
Scherzava, era ovvio, ma conoscendo Elena sapevo che il rischio di scivolare
in una discussione antipatica era dietro l’angolo: ed io non volevo
che quegli istanti venissero turbati da una sua inopportuna ed ennesima
scenata di gelosia.
- Dai, Elena. Non ricominciare, ti prego. Ti ho spiegato mille volte
che tu sei l’unica per me, che io amo solamente te, e che nel
letto desidero solo te.
Adesso non riattaccare con la tua amica e con la gelosia. Non voglio
rovinare questi momenti meravigliosi… -
Le parole mi uscirono di getto ed il mio nervosismo era evidente.
Elena se ne accorse e mi baciò sulla guancia, stringendosi ancora
di più a me.
- Dai, amore… non te la prendere… Era così, solo
per scherzare. -
- E va bene. Mi fa piacere sentirtelo dire. Lo sai perfettamente anche
tu che, fisicamente, Sophia piace molto agli uomini, e se ti avessi
detto che a me non piaceva, ti avrei detto una bugia. Ma poiché
io sono sempre stato innamorato di te e non di lei… -
Girai la testa e teneramente la baciai sulla bocca, incontrando le sue
labbra dischiuse.
Poi scivolai con la lingua sull’orecchio, leccandola delicatamente,
e quindi sul collo, sfiorandole la morbida pelle.
Le chiacchiere erano durate abbastanza.
Avevo voglia di lei.
- Aspetta, amore - mi disse Elena - aspetta ancora
un attimo: ti voglio raccontare una cosa che non ho mai detto a nessuno.
Non è facile, perché mi sento imbarazzata alla sola idea.
Ma ho voglia di dirla a te. Prometti, però, che non lo dirai
a nessuno, che saprai mantenere il segreto. Va bene ? -
Aveva ancora voglia di parlare.
Avrei dovuto aspettare ancora un po’.
- Promesso. Sarò muto come un pesce - le risposi, incuriosito
dalla confidenza che mi voleva fare mia moglie.
Avevo una voglia pazza di lei, di passare dalle parole ai fatti, ma
il tono della sua voce, stranamente arrochito, e le frasi che aveva
pronunciato, mi avevano decisamente intrigato: non sapevo cosa aspettarmi,
visto che ero praticamente certo di conoscere tutto del passato di Elena.
Ed ora sentivo che anche il suo respiro si era fatto più rapido,
nell’attesa di iniziare a raccontare questo qualcosa per me ancora
misterioso.
- Di che si tratta ? - dissi dopo almeno un minuto,
visto che Elena non si decideva ad iniziare.
Lei sospirò, decisamente a disagio, forse pentita della sua decisione.
- Ricordi… circa un anno fa… poco prima di sposarci…
quel sabato in cui tu accompagnasti i tuoi genitori a Patrasso…
dagli zii ? E che passasti la notte a casa loro, per poi tornare ad
Atene la domenica pomeriggio ? -
- Certo che me lo ricordo - le risposi, non riuscendo a capire dove
volesse andare a parare Elena, ed iniziando ad avvertire una punta di
preoccupazione.
Mia moglie proseguì: - Allora ricorderai anche che, visto che
ero sola, quella sera andai a dormire a casa di Sophia… -
- Sì… ricordo che ti telefonai, la sera, proprio a casa
di Sophia… -
- Esattamente - aggiunse mia moglie.
Ora aveva accostato ancora di più la testa alla mia, tanto che
le nostre guance si sfioravano e che i suoi capelli profumati mi solleticavano
l’orecchio.
- Sapessi come mi vergogno… -
Avvertivo nettamente il suo imbarazzo nella voce.
- Coraggio… racconta… - la spronai, sempre più incuriosito,
temendo di venire a conoscenza di un qualcosa che non mi sarebbe piaciuto
molto.
- E va bene… quella sera, dopo cena, poco prima di andare a dormire,
Sophia mi volle far vedere il completino intimo che aveva comprato nel
pomeriggio. Lei lo voleva indossare il giorno successivo, visto che
sarebbe uscita con Minos; voleva letteralmente farlo impazzire. -
Strani pensieri iniziarono ad agitarsi nella mia mente.
Se ora Elena avesse preso a raccontarmi di Sophia in reggiseno e mutandine…
bè… dopo non si sarebbe certo potuta lamentare delle mie
reazioni…
Continuai ad accarezzare il seno di mia moglie, sentendo sotto le dita
il capezzolo indurirsi velocemente. Ed anche il mio pene si era fatto
duro, sia pure non ancora sfiorato dalla mano di Elena.
- Allora… Sophia andò in camera ad
indossare il suo nuovo completino e quando fu pronta mi chiamò.
Così… così la raggiunsi nella stanza e la vidi:
indossava un reggiseno nero, traforato, trasparente a tal punto da non
celare assolutamente nessun particolare dei suoi seni… e poi…
poi si era messa un paio di mutandine, anch’esse nere, strette
e sottili, sai… quelle che non sono proprio un perizoma, ma che
ci si avvicinano molto… -
Elena aveva detto quelle parole tutte d’un fiato, con voce che,
a tratti, mi era parsa malferma per l’emozione.
Il pensiero di Sophia così abbigliata mi stava eccitando non
poco, ma quello che ancora di più mi intrigava era il sentire
raccontarmelo da mia moglie.
- Sì… ho capito… mutandine simili a quelle che indossi
a volte anche tu - le risposi, accentuando il contatto della mia mano
sulla sua tetta.
- Già… proprio come quelle… anche se devo ammettere
che su di lei facevano un effetto veramente sconvolgente… a me…
che sono una donna… figuriamoci ad un uomo… -
Sotto la mia mano la sua pelle scottava.
O era la mia mano che scottava ancora più della pelle di Elena.
Le preoccupazioni che, poco prima, si erano affacciate nei miei pensieri,
si erano dileguate, sciolte come un gelato sotto il sole d’estate.
Sentivo che mia moglie mi stava per rivelare un episodio della sua vita
che mai avrei pensato di sentirle raccontare, un evento così
intimo e speciale, così straordinario ed erotico, da essere unico
e, forse, irripetibile.
La mano di mia moglie si era andata a posare sul
mio pene e lo carezzava, lo sfiorava con la punta delle dita, dalle
unghie laccate di un rosso acceso, riservando a più tardi il
momento in cui lo avrebbe impugnato e, ritraendo la pelle, ne avrebbe
scoperto la punta sensibile.
Ma avvertivo ugualmente, malgrado la delicatezza dei suoi movimenti,
che le sue dita fremevano di un desiderio a stento trattenuto.
- Insomma… Sophia era splendida. Io ero rimasta senza fiato, anche
se non era certamente la prima volta che mi capitava di vederla in intimo
o in costume.
Lei rideva e, girando su se stessa, mi chiedeva cosa ne pensassi, se
il completo le donasse, se il reggiseno le evidenziasse le tette, se
il filo sottile di stoffa che le scendeva tra le natiche le disegnasse
bene il sedere… tutte quelle cose che noi donne già sappiamo,
ma che vogliamo sempre sentirci confermare… -
Elena era ora immobile, persa in quel ricordo che ancora la turbava.
Ascoltavo il suo respiro, ora decisamente più affannato, e vedevo,
nella poca luce che rischiarava la camera, la sua mano, immobile sul
mio pene eretto.
- E poi, che cosa è successo ? - le chiesi
con voce strozzata, immaginando mia moglie intenta a guardare il corpo
praticamente nudo di Sophia.
La sua mano riprese a muoversi, ed ora mi accarezzava i testicoli, mai
così duri e gonfi.
- E’ successo che… mi sono avvicinata a lei… -
Piegai la testa e presi a titillarle il capezzolo con la lingua.
- ,,, a lei che era la mia migliore amica da tanti anni… e Sophia
doveva aver intuito il mio turbamento… perché aveva smesso
di ridere e di parlare… e così… le ho appoggiato
le mani sui fianchi, guardandola negli occhi, e… e, alla fine,
ho accostato la mia bocca alla sua… -
Nel mio cervello avvenne una sorta di esplosione; un incredibile miscuglio
di sensazioni si propagò ad ogni fibra del mio corpo: eccitazione
per le parole di Elena,
invidia nei suoi confronti, per aver baciato Sophia, gelosia verso mia
moglie, quasi che mi avesse tradito con un altro uomo.
Non so spiegarlo bene, ma fui assalito contemporaneamente da mille emozioni
differenti.
Continuai a giocare con il suo capezzolo, duro e sporgente per l’eccitazione,
aspettando impaziente che lei continuasse a parlare, che mi portasse
con se in quel vortice di lussuria nel quale stavamo precipitando.
La sentivo letteralmente rabbrividire di piacere,
al ricordo di quella sera a casa di Sophia.
- Sentii le sue morbide e calde labbra schiudersi e rispondere al mio
bacio, senza un attimo di esitazione, senza alcun imbarazzo…e
le nostre lingue si intrecciarono subito, così, come se da troppo
tempo lo avessero desiderato… -
Le mie labbra si staccarono dal capezzolo e cercarono quelle di mia
moglie.
Ci baciammo violentemente, prepotentemente, eccitati come non mai, lei
dal suo splendido ricordo ed io dal suo meraviglioso racconto.
Mi staccai da lei e la guardai in viso.
Era totalmente persa in quel ricordo e travolta, nel fisico e nella
mente, da quello che mi stava narrando.
L’atmosfera si era fatta così elettrica e carica di erotismo
che non sapevo più nemmeno cosa fare; volevo scoparla, subito,
senza attendere un secondo di più.
Ma volevo anche continuare ad ascoltare il suo racconto, perché
ero certo, a quel punto, che le due amiche non si erano limitate ad
un solo bacio.
Volevo sapere di più, volevo che lei scendesse anche nei più
minimi particolari di quel rapporto saffico con Sophia.
Le feci scorrere un dito tra i seni, lungo il ventre
piatto, fino ad incontrare la fica, completamente bagnata, fradicia
dei suoi umori, caldi e profumati.
La mano di Elena aveva di nuovo impugnato il mio cazzo, stringendolo,
ma ancora non ritraendo la pelle, non scappellandolo come desideravo
che facesse.
- Ci baciammo a lungo, e… e poi le tolsi il reggiseno… e
le sue tette mi riempirono gli occhi… mi vergogno, amore…
mi vergogno come non mai… ma mi stavo eccitando come poche volte
mi era capitato, e… e quindi le sfilai le mutandine… ero
impazzita, credimi… -
L’idea di Sophia tra le braccia di Elena era quasi intollerabile
per i miei sensi tesi allo spasimo. Riuscivo a vedere la scena, come
se stessi assistendo alla proiezione di un film: non avrei resistito
a lungo, lo sentivo, sarei voluto venire, subito, nella mano di mia
moglie, ma volevo, anche, che lei continuasse e che mi portasse verso
immagini così erotiche da togliermi letteralmente il fiato.
- Quando fu completamente nuda, Sophia mi spogliò,
freneticamente, e dopo pochi istanti ci ritrovammo sdraiate, entrambe
nude, sul letto. -
Elena ritrovò la mia bocca, mi baciò passandomi una mano
tra i capelli, e poi proseguì nella sua confidenza, nel racconto
di quando Sophia e lei andarono a letto.
- Ci carezzavamo, impazzite per il desiderio che provavamo, in ginocchio,
una di fronte all’altra: le mia mani sul suo seno, le sue sul
mio. E ci leccavamo i capezzoli… a vicenda,.. prima era la mia
lingua a percorrere i suoi… e poi erano le sue labbra ad impadronirsi
dei miei… e non capivamo neppure se godevamo maggiormente a leccare
o ad essere leccate… amore, mi sentivo in paradiso… ero
pervasa, preda di un desiderio irrefrenabile di lei… della mia
amica… di Sophia… -
Il cuore, in tumulto per quanto stavo ascoltando,
sembrava dovermi scoppiare da un momento all’altro nel petto.
E sentivo quel dolore, sordo ma piacevole, che l’erezione ti procura,
se non si fa nulla per raggiungere il piacere, se si cerca di ritardare
troppo l’eiaculazione.
Ero perfettamente conscio che, anche senza la minima stimolazione, sarei
presto venuto, avrei schizzato il mio seme, sarei esploso in un orgasmo
irrefrenabile: mi bastava il pensiero di Elena e Sophia, nude, che si
baciavano e leccavano le tette per procurarmi una tensione spasmodica
ai testicoli ed al pene.
La mano di mia moglie mi aveva finalmente scappellato
il cazzo, ma con una lentezza esasperante, quasi angosciosa, vista la
situazione di frenesia erotica in cui mi trovavo.
Sentivo il suo dito indice percorrermi la cappella, e immaginavo la
sua lunga unghia laccata con lo smalto rosso, terribilmente eccitante.
Sapevo che anche lei stava morendo dalla voglia di raggiungere l’orgasmo,
ma era conscia di come il suo racconto ci stesse eccitando in modo incredibile,
e che stava eccitando sempre più anche lei, e cercava, quindi,
di prolungare il più possibile quella deliziosa tortura per entrambi.
Le stavo passando la lingua tra i seni, le sue mani a guidare la mia
testa, e avevo preso a scendere lungo il ventre, giocando con l’ombelico,
quando lei riprese a narrare di quella strabiliante notte d’amore
con Sophia.
- Ci siamo baciate ed accarezzate non so per quanto
tempo, ma molto a lungo credo.
La sua pelle, sotto le mie mani, era morbida e deliziosa. Le passai
le mani all’interno delle cosce, trovandola bagnata e bollente.
E… mentre lei mi accarezzava la schiena e le natiche, percorsi
con un dito la sua fessura… la sentii rabbrividire, e poi incitarmi
a penetrarla… e così le inserii un dito… e poi due…
e Sophia urlò per il piacere… e mi venne in mano…
-
Ero sceso con la bocca sul ventre di mia moglie, proseguendo a disegnarle
le cosce con la lingua, mentre lei si era presa le tette tra le mani
e se le accarezzava, tirandosi i capezzoli eccezionalmente eretti e
puntati.
- Dio, come sono eccitata… sto impazzendo…
e poi… - proseguì Elena con la voce tremante e rotta dall’emozione
- … e poi… Sophia mi fece sdraiare sul letto, mi aprì
le gambe… e iniziò a leccarmi la fica… -
Mia moglie era letteralmente partita.
Non mi era mai capitato di sentirla usare quella parola nei nostri momenti
d’intimità.
Il ricordo di Sophia la stava facendo volare, le abbatteva inesorabilmente
ogni freno inibitore.
Con le mani le aprii la fica palpitante e presi a leccarla con passione.
- Ti leccava così Sophia ? - le mormorai, ormai anche io non
più padrone dei miei pensieri e delle mie azioni.
- Oh… sì… ma non te la prendere se… se ti dico
… che la sua lingua… oh… che bello… era infernale,
favolosa… e le sue dita… magiche… ah… leccami,
dai, leccami… le sarò venuta in bocca… non so quante
volte… -
Elena ansimava e gemeva, le sue mani frenetiche
che scorrevano sul corpo, travolta nel fisico dalla mia lingua e nella
mente da quella dell’amica.
- Sì, amore… dai… scopami… scopami subito…
non posso resistere più a lungo… -
Sollevai la bocca da quel lago di piacere che era il suo sesso e vi
appoggiai il pene, teso allo spasimo e vibrante per il desiderio. spinsi
e, con un unico colpo affondai in lei, tra le sue pareti calde e pulsanti.
Sentivo l’orgasmo salire, lo sperma pronto ad esplodere; stavamo
entrambi volando, stretti nei corpi e nelle menti, avvinti e sedotti
da quella storia straordinaria.
E, mentre la penetravo sempre più velocemente, fra i gemiti ed
i sospiri, Elena continuò ancora.
- Sophia era eccitata… la sua testa tra le
mie gambe… e la sua lingua… mi penetrava… mi accarezzava…
prima le grandi labbra… e poi il clitoride… sì…
dai… scopami… più forte… ahhh… e mentre
mi leccava… con una mano mi tirava i capezzoli… guarda…
così… e con le dita dell’altra… ohhh…
che cazzo duro che ti è venuto… è un palo, stasera…
con le dita dell’altra mi massaggiava… l’ano…
delicatamente… e poi… ahhh… che cazzo stupendo…
dai… sto godendo… e poi mi inculava… mi infilava le
dita nel culo… aprendomi tutta… ahhhhh… -
Era travolta da sensazioni ignote, di fatto scopata da me e da Sophia
contemporaneamente.
Esplose in un orgasmo lunghissimo, violento e delirante.
Avevo perso anche io il lume della ragione e sentivo
l’orgasmo montare implacabile, doloroso ed irresistibile, stimolato
da quella guaina morbida che era la fica di mia moglie e dal pensiero
di quei due corpi femminili uniti da una passione travolgente.
- Ti voglio venire in bocca, voglio schizzarti sulle labbra e sul viso…
- mi sentii dirle, quasi urlarle.
Uscii da lei e mi abbandonai sul letto.
Elena si avvicinò rapida con la bocca al mio cazzo, mi leccò
la cappella per qualche istante, la sua mano ad impugnarlo alla base
e ad accarezzare i testicoli, e poi se lo fece scivolare tra le labbra,
ingoiandolo, infilandoselo in bocca quasi completamente.
Iniziò a succhiarlo avidamente.
La sua testa andava in su e in giù: sentivo le sue labbra scivolare,
strette attorno all’asta, in un pompino di una intensità
e di una voluttà sconosciute.
Mia moglie rialzò la testa per un solo istante, solo per dire:
- Mi piacerebbe succhiarti il cazzo per ore… mentre Sophia mi
lecca la fica… -
E così dicendo se lo fece scivolare nuovamente tra le labbra.
Quest’ultima frase mi proiettò in una
dimensione talmente carica di erotismo e di libidine, talmente straordinaria
ed eccitante, da non potersi descrivere.
Con un ultimo affondo delle sue labbra, la cappella stimolata dal contatto
con la lingua ed il palato, il cazzo finalmente mi esplose, schizzando
tutto il mio orgasmo, così a lungo trattenuto, e godendo nella
sua bocca e sulle sue labbra, lungamente ed intensamente.
E quando riaprii gli occhi e la guardai, Elena, le labbra ed il viso
macchiato del mio sperma, sorrideva felice.
Più tardi, dopo aver rifatto l’amore,
entrai in bagno.
Elena era davanti allo specchio, nuda e più bella che mai.
La abbracciai da dietro, le braccia strette intorno a lei, le sue mani
appoggiate sulle mie.
Ci guardammo a lungo nello specchio, e poi, fissandola negli occhi,
decisi di dirle quello che da un paio d’ore mi tormentava il cervello.
- E se… - iniziai.
Ma mia moglie mi interruppe subito.
- … telefonassimo a Sophia… - proseguì Elena, con
sguardo complice e malizioso.
- … e la invitassimo da noi, per un paio di giorni ? - conclusi
io, facendo scivolare le mani sui seni di mia moglie.
E così, il giorno dopo, Elena telefonò
a Sophia.
Abbiate pazienza.
Presto vi racconterò anche il seguito di questa incredibile storia.
Molto presto, tranquilli.